C’era davvero bisogno dell’iperrealismo? Serviva dipingere come una fotografia? Queste domande mi raggiungono spesso e tornano sempre. Come se nella risposta ci fosse una chiave per leggere il presente. Non cerco risposte definitive, ma risposte mie. O almeno fortemente mie. L’iperrealismo non è un semplice stile pittorico, né una parentesi virtuosistica nella storia dell’arte. Credo sia un sintomo. Compare in un momento preciso, tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, quando l’immagine inizia a perdere attrito, a scorrere più velocemente dello sguardo che dovrebbe sostenerla, comincia l'iper produzione e la distribuzione continua. In quegli anni la fotografia smette di essere evento e diventa ambiente. Si moltiplica, circola ovunque, si integra nei sistemi della comunicazione, della pubblicità, dell’archivio, della stampa industriale. L’immagine non chiede più tempo: lo consuma. Non è più eccezione, ma condizione permanente. È in questo contesto che l’iperrealismo em...
Addio a Marcia Resnick (1950–2025) È difficile salutare Marcia Resnick. Non solo una fotografa straordinaria, ma una testimone attenta, ironica e lucida di un'epoca che non esiste più e che attraverso i suoi occhi resta viva, tagliente, necessaria, un monito alla fotografia di tutto il mondo: guardate. Se ne va per un tumore ai polmoni, dopo una lunga malattia affrontata con la stessa determinazione silenziosa con cui ha sempre lavorato. Marcia ha fotografato l’anima sporca, brutta e brillante di New York tra gli anni ’70 e ’80: Patti Smith, Iggy Pop, John Belushi, William Burroughs, Andy Warhol, Johnny Thunders… ma anche volti anonimi che sembrano personaggi usciti da un film noir urbano. I suoi ritratti erano crudi, teatrali, spesso surreali. Sempre intimi, personali. Con il libro Re-visions (1978) ha scardinato ogni cliché sulla rappresentazione femminile. Con Punks, Poets & Provocateurs (2015) ha raccolto parte di quell’archivio che dagli anni ’90 aveva scelto di non...