Kyotographie 2026: spostare il centro dello sguardo Che cosa ci dice Kyotographie 2026 sul futuro dell’arte contemporanea? Molto, soprattutto se guardiamo al ruolo sempre più centrale dell’arte africana, della fotografia contemporanea e di una curatela capace di aprire nuovi dialoghi tra Africa, Italia e scena internazionale. Ci sono festival che funzionano come calendario, e altri che funzionano come sintomo. Ti dicono dove siamo, ma soprattutto dove stiamo andando. È per questo che guardo con attenzione a KYOTOGRAPHIE 2026 , il festival internazionale di fotografia di Kyoto, in programma dal 18 aprile al 17 maggio 2026 , costruito quest’anno attorno al tema EDGE . Un tema che parla di soglia, margine, instabilità, ma anche di trasformazione: il punto in cui qualcosa si incrina e, proprio per questo, può aprire un’altra possibilità di visione. Nelle note ufficiali, i fondatori Lucille Reyboz e Yusuke Nakanishi descrivono infatti questa edizione come un attraversamento di tensioni...
C’era davvero bisogno dell’iperrealismo? Serviva dipingere come una fotografia? Queste domande mi raggiungono spesso e tornano sempre. Come se nella risposta ci fosse una chiave per leggere il presente. Non cerco risposte definitive, ma risposte mie. O almeno fortemente mie. L’iperrealismo non è un semplice stile pittorico, né una parentesi virtuosistica nella storia dell’arte. Credo sia un sintomo. Compare in un momento preciso, tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, quando l’immagine inizia a perdere attrito, a scorrere più velocemente dello sguardo che dovrebbe sostenerla, comincia l'iper produzione e la distribuzione continua. In quegli anni la fotografia smette di essere evento e diventa ambiente. Si moltiplica, circola ovunque, si integra nei sistemi della comunicazione, della pubblicità, dell’archivio, della stampa industriale. L’immagine non chiede più tempo: lo consuma. Non è più eccezione, ma condizione permanente. È in questo contesto che l’iperrealismo em...