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Visualizzazione dei post da febbraio, 2026

Iperrealismo, fotografia e memoria: cosa succede quando le immagini diventano flusso

C’era davvero bisogno dell’iperrealismo? Serviva dipingere come una fotografia? Queste domande mi raggiungono spesso e tornano sempre. Come se nella risposta ci fosse una chiave per leggere il presente. Non cerco risposte definitive, ma risposte mie. O almeno fortemente mie. L’iperrealismo non è un semplice stile pittorico, né una parentesi virtuosistica nella storia dell’arte. Credo sia un sintomo. Compare in un momento preciso, tra la fine degli anni Sessanta e gli anni Settanta, quando l’immagine inizia a perdere attrito, a scorrere più velocemente dello sguardo che dovrebbe sostenerla, comincia l'iper produzione e la distribuzione continua. In quegli anni la fotografia smette di essere evento e diventa ambiente. Si moltiplica, circola ovunque, si integra nei sistemi della comunicazione, della pubblicità, dell’archivio, della stampa industriale. L’immagine non chiede più tempo: lo consuma. Non è più eccezione, ma condizione permanente. È in questo contesto che l’iperrealismo em...